Sermoneta: città del cinema
di Dante Ceccarini
Mi ricordo.
Un amarcord sermonetano. O, meglio, un jé me ricòrdo (in dialetto sermonetano).
Mi ricordo, da bambino, schiere di moschettieri di Francia, che mangiavano un panino e bevevano un bicchiere di vino insieme a cavalieri in corazza ed elmo appena scesi da cavallo, appena finito un duello.
Mi ricordo pirati, con la benda che copriva un occhio e un uncino al posto della mano, che giocavano a tressette tra di loro e poi, sia perché non vedevano bene con la benda sull’occhio sia perché non potevano prendere in mano le carte con l’uncino, si toglievano sia quella che questo: io rimanevo tra lo stupito e il terrorizzato perché era rispuntata la mano ed era tornata la vista, come in un miracolo evangelico. E rimanevo a bocca aperta a guardarli, con il ghiacciolo al limone che mi si squagliava sulle mani e sui calzoncini corti. Era estate e mia madre mi chiamava dal balcone sulla piazza, incavolata perché mi doveva lavare quei famosi calzoncini che i bambini erano costretti a portare a quei tempi. E purtroppo non solo in estate.

Mi ricordo il rumore graffiante che gli zoccoli dei cavalli facevano sui selci antichi del paese, cavalcati da quegli stessi cavalieri che, finito il panino e il vino, rientravano nel loro personaggio e salivano sul rispettivo cavallo, tutti impettiti, tronfi e trionfanti, con spade, alabarde, elmi, coltelli spaventosi alla cinta (tutte armi di scena ovviamente, ma io non lo sapevo) e ricoperti da vestiti coloratissimi che a me sembravano così strani. Pensavo che fossero marziani…
Mi ricordo bellissime signore, elegantissime in abiti del passato (poi mi dissero che erano abiti medioevali e rinascimentali, io all’epoca non sapevo che cosa fosse il Medioevo o il Rinascimento), strascichi di regine in vestito lungo, con diademi, anelli preziosissimi alle mani e pendenti lunghissimi alle orecchie. Dovevano essere grandi signore, ricchissime, molto vecchie, pensavo. Anni dopo seppi che avevano 15, 16, 17 anni (io ne avevo solo 5 o 6) e non erano certo ricchissime. C’era la figlia del pastore, del ciabattino e del contadino che facevano le comparse. La loro ricompensa era qualche lira, il non disprezzabile cestino da cinema con cose buone da mangiare e tanto divertimento e risate. Erano bellissime nei loro costumi, molto meno belle nei loro abiti quotidiani.

Un altro giorno vidi veramente una signora-signora. Biondissima e bellissima. “È un’attrice importante che fa i film, si chiama Monica Vitti e quello che le sta vicino è l’attore più importante del film, Tony Curtis, inglese o americano, boh…”. Io, all’epoca, non conoscevo né l’una né l’altro. Però sapevo bene che cosa fosse un film. Infatti, vicino casa avevo un cinema da pochi posti, una sala cinematografica che ricordava quella del film Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, con lo stesso ambiente fumoso, “caciaroso”, in ombra e penombra, dove bisognava sedersi sui mitici sedili di legno duro.

Però, quando si spegneva la luce si accendeva la fantasia. Nel cinema di Candido, così si chiamava il padrone, a Sermoneta era, a quel tempo, un tourbillon di bambini che strillavano, di ragazzi e ragazze che pomiciavano nascosti negli ultimi posti, di vecchi che si arrabbiavano, mentre Candido, insieme a Saverio e Edmondo (le maschere) si avvelenavano e imprecavano proprio avendo a che fare con noi bambini.
Su quello schermo bianco-nuvola noi, piccoli e grandi, abbiamo viaggiato, abbiamo volato, abbiamo proiettato i nostri sogni.

Lo schermo di tela era un prolungamento del nostro schermo interiore, un’emanazione fantastica dei desideri nostri più nascosti, una resa reale delle nostre irreali emozioni: lo schermo interiore si continuava con quello esteriore e viceversa. Quel pezzo di tela, nel buio pesto della sala, era una finestra aperta verso il mondo, un trompe-l’œil fatto di sentimenti e speranze, un faro che illuminava il mondo. E i sogni.

Questo io ricordo: questa realtà che si continuanel sogno, si sovrappone ad esso, si sposta, si ritrae e poi ritorna. E non so neanche io se la realtà fu sogno o il sogno realtà.
Questo è il mio cinema a Sermoneta quando ero bambino o ragazzo. Quella era ed è Sermoneta.
Le bellezze di Sermoneta, città d’arte e perla medievale dei Monti Lepini, sono ben note e conosciute sotto molteplici aspetti.

Dal punto di vista storico, con le alterne vicende storiche che si sono sviluppate tra le famiglie degli Annibaldi, dei Caetani (famiglia che ha espresso due papi tra i quali papa Bonifacio VIII che istituì nel 1300 il primo Anno Santo) e dei Borgia (papa Alessandro VI e sua figlia Lucrezia Borgia), la partecipazione alla battaglia navale di Lepanto del 7 ottobre 1571 da parte di Onorato IV Caetani con una nave di guerrieri Sermonetani (la Grifona), a difesa della cristianità contro i tentativi espansionistici in occidente degli ottomani e tanti altri avvenimenti storici che si sono intrecciati con la storia europea (l’arrivo a Sermoneta dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, visite di vari pontefici, l’invasione dei napoleonici nei primi anni del 1800, eccetera).

Dal punto di vista artistico: l’imponente Castello Caetani, il sistema di cinta muraria “a coda di nibbio” che circonda Sermoneta (rivoluzionario per l’epoca), le numerose bellissime chiese di Sermoneta (come la chiesa collegiata di Santa Maria, dedicata a Santa Maria Assunta, la chiesa di San Michele Arcangelo, il complesso monastico di San Francesco), l’abbazia gotico-cistercense di Valvisciolo, l’antica sinagoga ebraica.

Con pittori ed artisti famosi: Girolamo Siciolante detto il Sermoneta, pittore manierista che dipinse presso la corte papale a Roma (Castel Sant’Angelo, chiesa di San Luigi de’ Francesi, Galleria Borghese, Palazzo Spada, Palazzo Apostolico in Vaticano) e fuori Roma, i pittori Benozzo Gozzoli, toscano, del quale è conservata una splendida Madonna degli angeli che protegge Sermoneta nella chiesa collegiata, Antonio Cavallucci, e Domenico Antonio Fiorentini, il coreografo e musicista Fabritio Caroso ed altri.
Dal punto di vista naturalistico: le montagne di natura carsica che fanno da corona a Sermoneta, le numerose sorgenti di acqua dolce e sulfurea ai piedi della collina del paese, la vicinanza dello splendido giardino di Ninfa, il più bel giardino romantico d’Europa e forse del mondo (attualmente nel comune di Cisterna ma a pochi chilometri dal territorio sermonetano), con i resti dell’antica città medioevale di Ninfa.

Dal punto di vista enogastronomico con alcuni piatti tipici e tradizioni culinarie, come la Sagra della polenta. Dal punto di vista del recupero e della valorizzazione delle espressioni dialettali italiane nel 2025 è stato istituito ed organizzato il Premio Nazionale di Poesia Dialettale “Città di Sermoneta”, con un notevolissimo successo di critica e di affluenza di poeti dialettali provenienti dall’intera penisola.

Ma, forse, un aspetto poco noto è l’importanza di Sermoneta come set cinematografico tanto da far diventare Sermoneta una vera e propria città del cinema. Le ragioni di questo fatto sono facilmente intuibili: Sermoneta è a pochi chilometri da Roma e le varie industrie cinematografiche e le varie troupe di Cinecittà potevano (e possono) facilmente raggiungere Sermoneta in pochi minuti. E ciò appare ancora più importante se si pensa al trasporto di materiali, scenografie ed attrezzi vari che servono per girare un film: la minore distanza da percorrere, per tali attrezzature, significa un risparmio economico non indifferente per le varie case cinematografiche.

Un altro motivo fondamentale per aver fatto di Sermoneta un set cinematografico ideale, lungo tutto il Novecento fino ai giorni nostri, è la sua perfetta “scenografia naturale”.
Sermoneta è un paese medievale perfettamente conservato: i suoi scorci, le sue vedute, i suoi vicoli, le sue piazze e piazzette, il suo Castello, le sue chiese, le sue “pietre” (“antiche ma non vecchie”) ne hanno fatto un naturale set cinematografico soprattutto per i film “storici” (film di cappa e spada, film sui pirati o comunque film “storici” in genere). Tuttavia sono stati girati a Sermoneta anche numerosi film “non storici” o di altro genere ancora.
Volendo fare una breve carrellata sui film girati a Sermoneta, si può dire che dal 1910 ad oggi sono stati girati a Sermoneta circa 100 film. Infatti, con gli amici dell’Associazione culturale Archeoclub di Sermoneta, di cui sono Presidente, siamo riusciti ad avere notizie, immagini, locandine, film interi o spezzoni di film, testimonianze dirette e documenti vari (tra i quali autografi di attori e registi) di circa 100 film.
Tuttavia il numero aumenta costantemente perché riusciamo ad avere notizie di film di cui in parte o in tutto si era persa memoria (specialmente per film girati negli anni ’50 e ’60). Inoltre, negli ultimi anni sono stati girati diversi cortometraggi, fiction televisive nazionali ed internazionali e spot pubblicitari sia per la TV di stato che per privati. L’Archeoclub di Sermoneta ha ideato ed allestito già negli anni scorsi, nel 2008 e nel 2017, due Mostre sulla cinematografia a Sermoneta.

I primi film girati a Sermoneta appartengono al periodo pioneristico del cinema muto e sono stati nel 1909 Francesca da Rimini (del regista Ugo Folena con la diva del cinema muto Francesca Bertini) e nel 1911 Marco Visconti dello stesso regista.
Da allora e specialmente dal secondo dopoguerra, in particolar modo negli anni ’50, ’60 e ’70, si sono succeduti molti film a Sermoneta soprattutto film di Cappa e Spada e film di pirati, cioè quella tipologia di film “storici” ai quali si adattava perfettamente la location sermonetana e, in particolar modo, il castello-fortezza di Sermoneta.
Ecco solamente alcuni titoli: Lo spadaccino misterioso (1956) per la regia di Sergio Grieco, La cintura di castità, con Monica Vitti e Tony Curtis (1967) per la regia di Pasquale Festa Campanile (film al quale accennavo prima, nei miei ricordi d’infanzia), Giovanni dalle bande nere con Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero (1956) per la regia Sergio Grieco, La venere imperiale con Gina Lollobrigida (1962) per la regia di Jean Delannoy, Le avventure dei tre moschettieri con, tra gli altri, Domenico Modugno e Irene Papas (1955) per la regia di Joseph Lerner.
Trovate il resto in un’appendice in fondo all’articolo.
È evidente da questi pochi titoli il mescolarsi di tutti i personaggi che stimolavano la fantasia di quegli anni (i moschettieri, i cavalieri, i pirati, i masnadieri, il conte Ugolino, Robin Hood, i reali, eccetera), ma è molto divertente sottolineare che i vari personaggi, a volte, si miscelano tra di loro e si confondono, scatenando, all’occhio moderno, qualche sorriso: reali e imperatori che intrecciano storie con pirati e masnadieri, Robin Hood che combatte i pirati, personaggi storici realmente vissuti con personaggi di fantasia e del mito, con un occhiolino, buttato qua e là, al pudico eros di quegli anni.

Poi ci sono state le parodie dei film precedenti, come Il figlioccio del padrino con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (1973) di Mariano Laurenti. Riguardo quest’opera posso portare una divertente testimonianza di mio padre, che era stato “reclutato”, in quanto autista di corriere, per girare una scena del film: papà guidava l’autobus (gli misero un paio di baffoni neri) su una strada di campagna, bianca e piena di buche, sottostante Sermoneta; papà fermava l’autobus, scendeva Franco Franchi su una pozzanghera, che era stata scavata appositamente fino ad altezza d’uomo, e il comico siciliano vi sprofondava dentro fino al collo. La scena comica cinematografica colpì talmente mio padre che si lasciò andare a irrefrenabili risate. Rimise in moto l’autobus e ripartì ridendo. Da quel giorno papà divenne un fan di Franco e Ciccio.
Spesso nelle parodie dei film storici venivano utilizzate scenografie, materiali e protagonisti secondari dei film storici precedenti (comparse, attori secondari). Ciò ovviamente per risparmiare denaro e tempo. Era il tempo in cui il cinema italiano esaltava i suoi miti, ma contemporaneamente li prendeva in giro.
Si sono susseguiti dopo il 1968 film con una carica erotica più spinta, come L’urlo con Tina Aumont e Gigi Proietti (1968) di Tinto Brass, Blue Jeans di Mario Imperoli con Gloria Guida (1975).
Un film fondamentale per la cinematografia italiana e mondiale, girato per alcune scene a Sermoneta, è stato La Ciociara del 1960 con il Premio Oscar Sofia Loren, vinto proprio per questo film, con la regia di Vittorio De Sica. Le scene effettuate, non nel centro storico ma nella campagna sottostante Sermoneta, sono relative all’arrivo del treno nell’attuale stazione di Latina-Sermoneta e soprattutto nella scena del bombardamento aereo ad una colonna di profughi (nella quale c’era anche la Loren).
In questa occasione gli aerei che effettuarono la scena del finto bombardamento decollarono dall’aeroporto di Latina Scalo. Si possono vedere fotogrammi del film con le colline di Sermoneta sullo sfondo. Inoltre, esistono numerose testimonianze dirette di abitanti che hanno assistito alle scene e partecipato come comparse.
Negli anni ’80 e ’90 è diminuito il numero di film girati, pur essendo presenti ancora nomi molto importanti della cinematografia italiana e mondiale.Alcune scene di Non ci resta che piangere con Massimo Troisi e Roberto Benigni, che furono anche i registi del film, sono state girate a Sermoneta (1984). Anche in questo caso ricordo, durante le riprese, il camper, al centro della piazza principale di Sermoneta, nel quale si riposavano Troisi e Benigni, proprio sotto casa mia. Spesso i due grandi attori scendevano dal camper e giocavano a pallone con noi ragazzi, avendo come campo di calcio i selci della piazza. Così, semplicemente.

Il regista Franco Zeffirelli ha fatto diversi sopralluoghi a Sermoneta per i suoi film (come, ad esempio Io Amleto del 1990).
Anche negli anni 2000 si sono girate scene o film interi di grande qualità, pur diminuendo il numero, e sono aumentate le fiction televisive e gli spot pubblicitari.
Il regista Terence Malick, palma d’oro a Cannes, Orso d’oro a Berlino, tre volte candidato al Premio Oscar e al Leone d’oro a Venezia, ha girato alcune scene o effettuato prove di scene e sopralluoghi per alcuni suoi film all’interno del castello di Sermoneta.
Negli ultimissimi anni non vengono girati solamente lungometraggi, ma anche cortometraggi (che stanno avendo un notevole successo anche all’estero, come nel caso di Italian Miracle), fiction, spot pubblicitari, sia di industrie private che spot pubblicitari istituzionali.
C’è da dire, inoltre, che la cinematografia per Sermoneta e per i sermonetani è stata non solo una vetrina pubblicitaria per far conoscere le bellezze di Sermoneta e un potente e valido motore culturale messo in moto dalla settima arte, ma anche una notevole fonte di sostentamento per gli abitanti di Sermoneta.

Infatti, specialmente nel secondo dopoguerra, ben prima del boom economico degli anni ’60, arrivavano da Roma-Cinecittà a Sermoneta molte troupe cinematografiche che cercavano sul posto comparse locali, in costume specialmente, attori co-protagonisti, addirittura animali per i film (cavalli in particolar modo per le scene d’azione). Era un indotto economico per il paese non indifferente: centinaia di Sermonetani facevano da comparse e co-protagonisti, gli allevatori di cavalli ed altri animali affittavano i loro animali per le varie scene, i piccoli artigiani (falegnami, fabbri, autisti, ecc.) venivano utilizzati e si procuravano in questo modo piccoli ma preziosi lavoretti, i bar, gli alberghi, gli affittacamere, i ristoranti, le trattorie, i piccoli negozietti di generi alimentari o di altro tipo vedevano crescere, in quei momenti, i loro affari. Anche l’allestimento di scenografie per il paese aveva una valenza economica importante. Un po’ tutto il paese ne traeva beneficio e se consideriamo che, specialmente negli anni ’50 e ’60, venivano girati a Sermoneta almeno 6-7 film all’anno, ne deriva che la cinematografia a Sermoneta era anche un sostentamento economico.

Nel decennio d’oro dei film girati a Sermoneta, quello degli anni ’60, soprattutto durante la bella stagione e soprattutto nei film di cappa e spada, nei film di pirati, nei film storici o comunque in costume, si utilizzavano i figuranti sermonetani (sia uomini che donne che bambini, giovani, anziani, di ogni età, ed anche animali!).
I figuranti sermonetani venivano (e vengono) utilizzati per tre tipologie di “uso”: come comparse (e questa è la tipologia più frequente, oltre che essere quella dove sono utilizzate un maggior numero di persone), ad esempio ci sono stati film, come Seta, nei quali le comparse erano centinaia; come controfigure sia di attori principali che di attori secondari, in qualche caso anche come stuntmen o addetti a scene in cui venivano utilizzati cavalli; come veri e propri attori (non attori principali ma secondari, con qualche battuta qua e là).

Quindi, in conclusione, il cinema a Sermoneta è stato (e continua ad essere) momento culturale essenziale, veicolo e vetrina pubblicitaria importantissima, indotto economico non trascurabile e soprattutto un ideale, grandissimo, bellissimo telone bianco su cui proiettare i nostri sogni e le nostre aspirazioni.
Sia da bambini che da grandi.
Credit foto:
Archivio Fondazione Roffredo Caetani, Dante Ceccarini – foto archivio personale, Associazione Festeggiamenti Centro Storico Sermoneta ODV nella persona del suo Presidente, Claudio Velardi
Si ringrazia il Comune di Sermoneta per la collaborazione
APPENDICE:
Negli anni ’50, ’60 e ’70: La Venere dei pirati con Gianna Maria Canale e Massimo Serato (1960) per la regia di Mario Costa, I reali di Francia con Liana Orfei (1959) per la regia di Mario Costa, Il cavaliere del castello maledetto con Massimo Serato (1959) per la regia di Mario Costa, L’invincibile cavaliere mascherato (1962) di Umberto Lenzi, Il leone di San Marco (1963) di Luigi Capuano, Criniere e mantelli al vento (1966) di Joseph Lerner, Il pirata dello sparviero nero (1958) di Sergio Grieco, Isabella duchessa dei diavoli (1969) di Bruno Corbucci, Caterina Sforza- La leonessa di Romagna (1959) di Giorgio W. Chili, Il falco rosso (1948) di Carlo Ludovico Bragaglia, Robin Hood e i pirati (1961) di Giorgio Simonelli, Il capitano di ferro (1963) di Sergio Grieco, Il conte Ugolino (1949) di Riccardo Freda, I masnadieri di Ruiz, con Amedeo Nazzari (1962) di Francesco Montemurro, Storia dell’anno 1000 (1970) di Franco Indovina, Il magnifico Robin Hood (1970). El Gaucho con Vittorio Gassman, Amedeo Nazzari, Silvana Pampanini e Nino Manfredi (1964), con la maggior parte delle scene girate in Argentina ma con alcune scene girate a Sermoneta al ritorno dall’Argentina, per la regia di Dino Risi.
Altre parodie dei film precedenti, sempre negli anni ’50, ’60 e ‘70: Totò contro il pirata nero con il “Principe della risata” (1964) per la regia di Fernando Cerchio, Io Amleto (1952) per la regia di Giorgio Simonelli (1952, parodia dell’omonima tragedia di Shakespeare, con Erminio Macario e Marisa Merlini), Jus primae noctis con Lando Buzzanca e Marilù Tolo (1972) per la regia di Pasquale Festa Campanile, Don Chisciotte e Sancio Panza con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (1968) per la regia Giovanni Grimaldi.
Negli anni ’80 e ’90: Dagobert con Ugo Tognazzi, Coluche, Michel Serrault, Carole Bouquet, Isabella Ferrari, Moana Pozzi (1984) per la regia di Dino Risi, Tomorrow con Natasha Hovey (1985) per la regia di Marcello Fondato, Roseanna’s Grave con Jean Reno (1997) di Paul Weiland, Il furto della gioconda con Enzo Cerusico (1981) di Renato Castellani, la serie TV Mamma li turchi (1983) per la regia di Sergio Giordani.
Negli anni più recenti: tra gli spot pubblicitari quello sull’uso consapevole degli antibiotici di Ricky Tognazzi (2016) e qualche anno prima di Maria Grazia Cucinotta, tra le fiction si segnala I Borgia (serie TV del 2012), tra i lungometraggi L’amico di famiglia con Giacomo Rizzo, Fabrizio Bentivoglio e Laura Chiatti del Premio Oscar di Paolo Sorrentino (anno 2006), Christine con Amanda Sandrelli, Alessio Boni, Alessandro Haber (2009) per la regia di Stefania Sandrelli, I cavalieri che fecero l’impresa con Raoul Bova (2001) per la regia di Pupi Avati, Silk (Seta) con il Premio Oscar Keira Knightley e Michael Pitt (2007) per la regia di François Girard e tratto dall’omonimo libro di Alessandro Baricco, Il Racconto dei Racconti (Tale of Tales) con Vincent Cassel, regia di Matteo Garrone (2015), vincitore di 7 David di Donatello e candidato per la Palma d’oro a Cannes, The italian miracle (cortometraggio del 2015 di Francesco Gabriele), The race con Jude Law e Giancarlo Giannini (2015) per la regia di Jake Scott.
Dante Ceccarini
L’Autore: Dante Ceccarini, nato a Sermoneta, è medico e pediatra, scrittore e poeta in lingua e in dialetto di Sermoneta, pluripremiato in Premi letterari nazionali e internazionali. Ha da poco pubblicato (settembre 2025) il suo primo Romanzo di narrativa, dal titolo “Carne viva” (Edizioni LuoghInteriori). Ideatore e vicepresidente di giuria del Premio Nazionale di Poesia Dialettale “Città di Sermoneta”, presidente membro di giuria di numerosi altri premi letterari nazionali e internazionali. Studioso di dialetti italiani e locali. Presidente e co-fondatore dell’Archeoclub di Sermoneta.

Giornalista detentore dal 2015 del Guinness World Records TV e Ambasciatore Borghi più Belli d’Italia.
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