Il carcere, la scrittura e la possibilità di rinascita. Premio Letterario Castello.
di Sandra Jacopucci
La Sezione Speciale del Premio Letterario Castello – Destinazione Altrove, “La scrittura come esplorazione di mondi senza tempo”, nome coniato dall’Associazione Culturale “Tracciati Virtuali” e fortemente voluta da Antonio Vella, Presidente della Casa editrice Luoghi Interiori, è dedicata alle persone detenute nelle carceri italiane. All’edizione 2025, la cui premiazione si è svolta sabato 21 febbraio 2026 nella Sala Consiliare del Comune di Città di Castello (PG), hanno partecipato 81 reclusi inviando i loro lavori, provenienti da 38 istituti penitenziari, un dato che restituisce la dimensione nazionale dell’iniziativa e il suo valore simbolico e sociale.

La scrittura emerge come un canale di salvezza, una possibilità di “andare altrove” quando, per motivi psichici, fisici, economici e sociali, si è smarrita la strada. Le opere raccontano mondi sospesi nel tempo: i luoghi di detenzione, spesso definiti “non luoghi”, in cui la percezione dello scorrere del tempo è alterata, rarefatta, congelata in una sospensione esistenziale.
Il vincitore è stato Christof Petr, in collegamento online, della casa di reclusione di Parma, con il racconto breve dal titolo, “L’errore, la scoperta, la cura”. Una storia sull’invenzione della penicillina come metafora del valore dell’errore e della responsabilità scientifica che Antonio Vella ha definito “uno dei contenuti, tra i tanti pervenuti negli anni alla nostra casa editrice, con uno stile narrativo di più alto livello“. Seconda classificata è risultata Katarzyna Monika Strzalka, della casa di reclusione femminile Giudecca di Venezia con l’opera “Passi”. Al terzo posto, a parimerito, si sono classificati un autore anonimo, con l’opera “Il mio mondo altrove”, dalla Casa di reclusione di Enna e l’opera “Uguaglianza” di Natascia Cordaro dalla casa circondariale di Latina.

Il Primo Cittadino, Luca Secondi ha rinnovato l’impegno della sua amministrazione per far crescere sempre di più il già prestigioso premio e che “con la cerimonia di premiazione della sezione del Premio letterario Castello, abbiamo scritto nella nostra città una pagina di storia di civiltà e dignità umana che, attraverso lo scrivere e leggere, si concretizza anche in situazioni e ambienti particolari della comunità nazionale”. “L’iniziativa del premio parte dai princìpi stabiliti dall’articolo 27, comma 3 della Costituzione Italiana che attribuisce alla pena una finalità rieducativa e di reinserimento sociale nell’interesse della sicurezza collettiva. La partecipazione alla vita civile attraverso la cultura diventa così un ponte tra il dentro e il fuori, tra la detenzione e la cittadinanza.
Tra gli obiettivi dichiarati: l’interruzione definitiva delle attività criminali, la riduzione della recidiva, l’accesso a un’occupazione lavorativa, la scelta personale e consapevole di non commettere più reati. Il carcere, tuttavia, è spesso un moltiplicatore di dinamiche criminali: all’interno di esso tutto ha un prezzo più alto e la criminalità organizzata tenta di inserirsi come elemento funzionale alla qualità della vita detentiva, in un paradosso che contraddice la finalità rieducativa della pena.”
Il Direttore Generale degli Istituti Penitenziari, Ernesto Napolillo afferma che “il trattamento penitenziario e la sicurezza devono essere intesi come obiettivi integrati in un contesto di legalità. Ma pesa lo stigma sociale del detenuto: la fedina penale come marchio indelebile, una storicizzazione dell’errore che rischia di neutralizzare ogni possibilità di reintegrazione. Superare questo marchio è una condizione necessaria per una reale inclusione”.
Il Già Procuratore Generale dell’Umbria, Fausto Cardella, ha sottolineato “il drammatico sovraffollamento carcerario, che genera condizioni spesso disumane e prive di riservatezza. Servono nuovi istituti: un carcere di dimensioni medie (come quelli di Spoleto o Perugia, con 300-400 detenuti) richiede anni di progettazione e costruzione, mentre l’esubero nazionale supera le 15.000 persone.”

Il Senatore Walter Verini, Segretario della Commissione Giustizia del Senato, ha richiamato l’attenzione sugli “ultimi della terra: migranti provenienti da Paesi sottosviluppati, sopravvissuti a traversate che costano vita e dignità. Molti avrebbero bisogno di cure più che di detenzione, spesso sedati con psicofarmaci. La pena non deve essere vendetta, ma rieducazione: ottenere un diploma, formarsi professionalmente, investire in umanità significa migliorare la sicurezza di tutti. Le nuove carceri sono necessarie, ma il cambiamento deve iniziare subito, a livello culturale e mentale. La formazione al lavoro, la prevenzione dei suicidi, il rispetto degli spazi minimi garantiti sono urgenze non più rinviabili. In questo contesto, il premio letterario diventa una speranza concreta: un’occasione per immaginare una seconda vita.”

La Vice Presidente del Senato Anna Rossomando ha ricordato che “la letteratura è un luogo bello da frequentare, e che le persone detenute sono titolari di diritti e doveri. I pregiudizi sono muri invalicabili che rendono inefficace ogni percorso rieducativo. La pena dovrebbe essere graduata in un percorso di recupero, con alternative alla detenzione come misure domiciliari o strutture di comunità. Il lavoro richiede investimenti e spazi, ma mancano educatori e assistenti sociali; anche la polizia penitenziaria opera spesso in condizioni inadeguate. La lettura e la scrittura diventano allora una destinazione per chi non si è perduto del tutto”.

Per Alessandro Masi, Presidente della Giuria del Premio Castello e Segretario Generale della Società Dante Alighieri, “Un premio letterario, certo, non può risolvere i problemi strutturali della giustizia, ma può cambiare una prospettiva: la cultura offre una visione diversa della vita. Gli scritti dei detenuti sono sollievo, risposta a una condizione umana disagiata, eco contemporanea di un Dante che nell’Inferno raccontava la pena come destino e giudizio umano. Un’eredità culturale che richiama anche la figura di Alessandro Quasimodo, Presidente della Giuria del Premio per diciassette edizioni consecutive, figlio del Nobel Salvatore Quasimodo”.

Osvaldo Bevilacqua nel suo intervento di chiusura dell’evento, come componente la Giuria ha, tra l’altro, sottolineato come – il Premio Letterario possa considerarsi un importante punto di riferimento, un laboratorio di idee ed iniziative per le nuove generazioni – e ai numerosi liceali in sala ha raccomandato – di occuparsi di questi temi sensibili, di non farsi “rubare il futuro” e protestare pure, facendo sentire la loro voce, quando necessario, ma senza mai ricorrere alla violenza.-

Infine, è stata citata la testimonianza di Nicholas Lupo, vincitore dell’edizione 2024, racchiusa in una sua semplice frase che incarna l’idea che la scrittura possa essere un atto di restituzione, di dignità, di riconnessione con il mondo :
“Finalmente posso chiamare mia madre e dirle che ho fatto qualcosa di buono.”

Foto: Sandra Jacopucci , Marco Baruffi
Giornalista detentore dal 2015 del Guinness World Records TV e Ambasciatore Borghi più Belli d’Italia.
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