Una finestra aperta sul cuore
[ndr] Kronostories racconta da sempre la bellezza del viaggio, dei luoghi e della cura che l’uomo sa avere per essi. Ma c’è un territorio ancora più intimo da custodire: quello del corpo umano. Con il contributo della Dott.ssa Lucy Barone, apriamo una finestra su una medicina che impara ad ascoltare i segnali di chi ha più bisogno.
Il cuore racconta sé stesso, non più solo nelle visite periodiche, ma nella vita di tutti i giorni grazie a dispositivi capaci di trasformarsi in sentinelle discrete della salute cardiovascolare.
È questo lo studio che la Dott.ssa Lucy Barone, Dirigente Medico in Cardiologia presso l’AOU Policlinico Tor Vergata di Roma, ci illustra nell’articolo che segue: quello di una cardiologia che impara a prevenire prima ancora di curare.
Un contributo prezioso, che ci ricorda come la tecnologia, quando messa al servizio della medicina, non sostituisca mai lo sguardo del medico sul paziente — ma lo renda più attento e tempestivo, per restituire ai pazienti una vita più libera, serena e piena. [fine ndr]

Ascoltare ogni giorno il cuore scompensato, anche in vacanza
L’estate è sinonimo di vacanze, relax e voglia di partire. Anche per chi convive con lo scompenso cardiaco, oggi il viaggio non deve più essere vissuto come un rischio o una rinuncia. Attraverso il monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili, è possibile mantenere un collegamento costante con il proprio centro di riferimento anche a distanza. La tecnologia consente infatti di trasmettere automaticamente informazioni sullo stato del cuore al medico, che può individuare precocemente eventuali segnali di allarme e, se necessario, contattare il paziente per fornire indicazioni tempestive, contribuendo così a rendere le vacanze più serene e sicure.
Lo scompenso cardiaco è una delle malattie croniche più diffuse e impegnative. Non significa che il cuore si fermi, ma che non riesca più a pompare il sangue con la forza necessaria per soddisfare le esigenze dell’organismo.
Rappresenta una delle principali cause di morbilità, mortalità e ospedalizzazione a livello mondiale. Si stima che interessi circa 56 milioni di persone nel mondo, con una prevalenza globale compresa tra l’1% e il 3%. Nell’ultimo decennio la prevalenza della malattia è aumentata di circa il 29% e, nonostante i significativi progressi terapeutici, la prognosi rimane severa, con una sopravvivenza a 5 anni inferiore al 50%.
Grazie ai progressi della medicina, oggi molti pazienti vivono più a lungo e con una migliore qualità di vita. Rimangono però elevati il rischio di peggioramenti improvvisi, di ricoveri e di aritmie potenzialmente gravi.
Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata non solo sullo sviluppo di nuove terapie, ma anche su nuovi strumenti per comprendere meglio l’evoluzione della malattia. In questa prospettiva si inserisce uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Clinical Medicine, dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
L’idea alla base dello studio è semplice ma innovativa: anziché limitarsi ai controlli periodici, è possibile osservare il cuore ogni giorno grazie ai defibrillatori impiantabili e ai dispositivi di resincronizzazione cardiaca di ultima generazione, che trasmettono automaticamente ai centri specialistici una grande quantità di dati attraverso il monitoraggio remoto.
Quando la tecnologia diventa un’alleata della prevenzione, oltre che della cura
I dispositivi impiantabili sono conosciuti soprattutto perché riconoscono e trattano le aritmie potenzialmente pericolose. In realtà svolgono anche un’altra funzione, meno nota ma sempre più importante.
Ogni giorno registrano automaticamente parametri sul funzionamento del cuore e li trasmettono ai cardiologi. Non si tratta soltanto di segnalare un’aritmia o un malfunzionamento del dispositivo, ma di seguire nel tempo l’andamento della malattia.
È un cambiamento significativo rispetto al passato. Se fino a pochi anni fa il cardiologo poteva valutare il paziente soltanto durante le visite ambulatoriali, oggi dispone di informazioni raccolte quotidianamente nella normale vita del paziente, anche quando quest’ultimo non avverte alcun sintomo.

Che cosa è stato studiato
La ricerca ha coinvolto pazienti con scompenso cardiaco a ridotta frazione di eiezione trattati con Sacubitril/Valsartan, uno dei farmaci oggi raccomandati dalle linee guida internazionali.
L’obiettivo non era confermarne l’efficacia clinica, già dimostrata da grandi studi internazionali, ma valutare se il trattamento fosse associato anche a un miglioramento della funzione del sistema nervoso autonomo, il complesso sistema che regola automaticamente il battito cardiaco.
Per farlo sono stati analizzati alcuni parametri registrati quotidianamente dai dispositivi impiantabili, tra cui la variabilità della frequenza cardiaca e la frequenza cardiaca notturna, indicatori indiretti dell’equilibrio tra il sistema nervoso simpatico e quello parasimpatico.

I risultati
L’analisi ha evidenziato che già nei primi mesi di trattamento alcuni di questi parametri miglioravano in modo significativo. In particolare è stato osservato un aumento della variabilità della frequenza cardiaca e una riduzione della frequenza cardiaca media e di quella notturna.
Pur trattandosi di variazioni numericamente contenute, il loro significato fisiologico è rilevante perché suggerisce un recupero, almeno parziale, dell’equilibrio del sistema nervoso autonomo e una maggiore stabilità del cuore.
Per quanto riguarda le aritmie, i risultati richiedono invece prudenza. Nell’intera popolazione studiata non è stata osservata una riduzione statisticamente significativa degli episodi aritmici. Tuttavia, nei pazienti che avevano già presentato aritmie ventricolari prima dell’inizio della terapia, il numero degli eventi si è ridotto in modo significativo, suggerendo un possibile beneficio nei soggetti a più alto rischio. Saranno comunque necessari studi più ampi per confermare questa osservazione.
La vera innovazione: il monitoraggio continuo
Il messaggio più importante dello studio riguarda però il metodo.
I dispositivi impiantabili non sono soltanto strumenti terapeutici in grado di intervenire quando compare un’aritmia. Possono diventare vere e proprie “sentinelle” della salute cardiovascolare, capaci di seguire l’evoluzione dello scompenso giorno dopo giorno e di mostrare come il cuore risponde alle terapie nella vita reale.
Il monitoraggio remoto consente infatti di osservare cambiamenti fisiologici che spesso precedono la comparsa dei sintomi, offrendo la possibilità di comprendere meglio l’evoluzione della malattia e di valutare in modo più preciso la risposta ai trattamenti.

Uno sguardo al futuro
La cardiologia sta evolvendo verso una medicina sempre più personalizzata e predittiva. La possibilità di raccogliere dati continui direttamente dal cuore apre nuove prospettive sia per la ricerca sia per l’assistenza ai pazienti.
L’obiettivo non è sostituire il rapporto tra medico e paziente, ma arricchirlo con informazioni che fino a pochi anni fa non erano disponibili. Sapere come il cuore reagisce giorno dopo giorno alle terapie significa poter intervenire con maggiore tempestività e personalizzare sempre di più le cure.
In questo scenario, il monitoraggio remoto non rappresenta soltanto una tecnologia per controllare un dispositivo impiantabile, ma uno strumento capace di aiutare i medici a comprendere meglio lo scompenso cardiaco e ad anticiparne l’evoluzione. È una delle direzioni più promettenti della cardiologia moderna: non aspettare che la malattia si manifesti con un peggioramento clinico, ma imparare a riconoscerne i segnali molto prima.

Dott.ssa Lucy Barone – bio
Classe 1982, è Dirigente Medico in Cardiologia presso l’AOU Policlinico Tor Vergata di Roma, dove dal 2016 si dedica alla cura dei pazienti con aritmie e alla gestione dei dispositivi impiantabili. Laureata e specializzata con lode presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha brillantemente conseguito il Dottorato in Medicina Sperimentale e dei Sistemi.
È inoltre Tutor della Scuola di Specializzazione in Cardiologia e docente universitaria presso l’Università di Roma Tor Vergata, ed è stata recentemente riconfermata Consigliere Regionale per il Lazio della Società Italiana di Cardiologia (SIC). Ha al suo attivo oltre 30 pubblicazioni scientifiche internazionali, spaziando anche verso temi come il legame tra salute mentale e patologie cardiovascolari.
Credits foto:
Utenti Pixabay – orzalaga, pexels, Gigiisprod, Johan_Benitez99co, nowaja-go-along
Si ringrazia la Dott.ssa Lucy Barone per testi e foto.
Giornalista detentore dal 2015 del Guinness World Records TV e Ambasciatore Borghi più Belli d’Italia.
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