La cinetosi: che cos’è e cosa possiamo fare
Di Sandra Jacopucci
Arriva sempre in un momento sbagliato — in autostrada, in curva, lontani da qualsiasi uscita. La conosco bene quella sensazione di malessere, spossatezza, faccia stravolta, subbuglio nello stomaco che aumenta con lo stress, la ricerca frenetica di un asciugamano che è finito chissà dove, l’entusiasmo che sembra andare in fumo quasi a dire: ma chi ce lo ha fatto fare?!
La cinetosi è una compagna di viaggio scomoda. Ne abbiamo parlato con il Professor Giovanni Cristalli, Direttore dell’UOC di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, che ci ha spiegato cosa succede davvero nel nostro corpo quando il mezzo di trasporto su cui ci troviamo non sta viaggiando in condizioni ottimali – curve, mare mosso, turbolenza, traffico cittadino — e cosa possiamo fare, prima e durante.

Professore, di cosa parliamo esattamente quando diciamo “cinetosi”?
È esperienza comune, specialmente quando viaggiamo in auto con i bambini, imbattersi in un fenomeno tanto frequente quanto spesso incomprensibile: “Mamma, mi viene da vomitare!”. Ed ecco comparire pallore, nausea e l’immancabile sosta, magari rimandata con mille scuse.
Siamo di fronte alla cinetosi, un fenomeno molto frequente in età pediatrica, soprattutto tra i 2 e i 12 anni, ma che spesso non abbandona neanche gli adulti, in particolare durante i viaggi in nave o in aereo.
Mal d’auto, mal di mare, mal d’aria sono la stessa cosa?
Se pensiamo che il mal d’auto, il mal di mare e il mal d’aria siano fenomeni diversi, sbagliamo: in realtà sono tutti eventi provocati dallo stesso meccanismo, cioè un conflitto e una superstimolazione tra il nostro sistema dell’equilibrio, il sistema vestibolare, e il sistema visivo.

Cosa succede nel nostro corpo durante un viaggio in auto?
Il sistema vestibolare è un complesso insieme di recettori periferici e vie nervose. Ha origine nell’orecchio interno, una struttura ossea contenuta nel cranio, caratterizzata dalla presenza dei canali semicircolari e di una piccola cavità chiamata vestibolo. In queste strutture sono presenti recettori capaci di trasformare i movimenti nelle tre direzioni dello spazio, così come le sensazioni di accelerazione e gravità, in impulsi elettrici.
Questi impulsi viaggiano lungo vie nervose centrali e si integrano con molte altre informazioni: quelle visive, quelle provenienti dal sistema muscolare e articolare e quelle collegate al sistema che regola le funzioni gastriche.

Ma a che cosa serve tutto questo? Proviamo a immaginare di spegnere, anche solo per un momento, questo complesso meccanismo. Il papà prende una curva con la macchina, anche a bassa velocità, e il bambino si ritrova spinto contro lo sportello; se è fissato al seggiolino, la testa si muove verso l’esterno della curva. Tutto il corpo, prima di capire come rimanere dritto, impiega del tempo e risulta sbilanciato. Allo stesso modo, gli occhi non riescono più a stare fermi e si spostano cercando di fissare punti casuali.
In sintesi, è come se in un’orchestra sinfonica ognuno iniziasse a suonare per conto proprio: lo spettatore non riesce più a riconoscere alcuna melodia e il risultato può essere una sensazione di malessere, nausea e vomito.
Cosa fare quando i sintomi si manifestano?
Dopo le frasi “stai fermo”, “passa”, “respira”, “è solo una sensazione”, compaiono pallore, nausea e spesso i primi conati di vomito. La cosa più logica è fermarsi, perché riducendo gli stimoli che sono alla base del disturbo tutto il sistema tende progressivamente a riequilibrarsi. Quando però non è possibile fermarsi, può essere utile fissare un punto stabile, chiudere gli occhi, cercare di non muovere ulteriormente la testa e, in pratica, resistere finché l’organismo non riesce ad adattarsi.

Lo smartphone può peggiorare le cose?
Su questi principi si basano anche alcune applicazioni e dispositivi, ancora oggetto di verifica scientifica, che cercano di sincronizzare la vista con gli stimoli del movimento. Dare uno smartphone o un tablet a un bambino durante un episodio di cinetosi può peggiorare la situazione, perché la vista entra ancora di più in conflitto con gli altri stimoli legati al movimento. Tuttavia, se sul tablet o su occhiali a visore viene proiettata un’immagine che asseconda i movimenti del corpo, almeno dal punto di vista teorico, la sensazione di vertigine può attenuarsi.
Allo stesso modo, stimolando i recettori articolari del polso si può inviare al sistema nervoso centrale uno stimolo che sia, almeno artificialmente, in accordo con quello che arriva dalla vista. Non ci addentriamo in altre tecniche, come la stimolazione di particolari aree alla base della medicina tradizionale cinese, che comunque interferiscono con la grande quantità di informazioni che dalla periferia dell’organismo raggiunge il sistema nervoso centrale e viceversa.

Come si previene, soprattutto con i bambini?
Nel nostro immaginario viaggio di ritorno dobbiamo però prevenire la cinetosi. Non potendo restare in vacanza per sempre, dopo un’estenuante preparazione di bagagli, generi di conforto di ogni tipo e saluti ai parenti possiamo agire riducendo al massimo gli stimoli esterni.
Se possibile, il bambino dovrebbe viaggiare in una posizione che gli consenta di guardare davanti a sé e di orientare lo sguardo verso un punto stabile all’orizzonte, con il seggiolino ben fissato e con movimenti della testa il più possibile limitati rispetto a quelli dell’auto.
È inoltre utile evitare il caldo o il freddo eccessivo e non partire a stomaco pieno, soprattutto dopo aver ingerito cibi che richiedono una digestione lunga.
Anche in aereo, se possibile, è consigliabile chiedere posti in prossimità delle ali; in nave, invece, può essere utile stare al centro dell’imbarcazione e possibilmente in basso.

Quando è necessario ricorrere ai farmaci?
Quando tutti questi accorgimenti si dimostrano poco efficaci, e non potendo lasciare i bambini con i nonni in vacanza o aspettare che crescano prima di rimetterli in auto, nei casi più importanti si può ricorrere ad alcuni farmaci, come il dimenidrinato, la scopolamina, la meclizina o la prometazina.
Queste categorie di farmaci, come anche alcuni comuni antistaminici, agiscono con meccanismi diversi riducendo la reattività del sistema dell’equilibrio. Hanno comunque un effetto sedativo e bisogna sempre verificare attentamente eventuali controindicazioni, specialmente in presenza di altre terapie, cardiopatie o patologie respiratorie.
Si tratta di farmaci che vanno assunti prima che si scatenino i sintomi, generalmente 15-20 minuti prima della partenza, sempre secondo indicazione medica.
Buon viaggio e non dimentichiamo sacchetti e un vecchio asciugamano: potrebbero essere utili.
Prof. Giovanni Cristalli
Direttore UOC Otorinolaringoiatria
Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma
Giornalista detentore dal 2015 del Guinness World Records TV e Ambasciatore Borghi più Belli d’Italia.
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