Acquasparta. Il borgo che a giugno di ogni anno torna al Cinquecento
Ad Acquasparta, annoverata nell’ambìto circuito de I Borghi più Belli d’Italia, tra Palazzo Cesi e le contrade in costume, il Rinascimento non è rievocazione: è rito collettivo
Ogni anno, quando arriva giugno, Acquasparta smette di essere un paese e diventa qualcos’altro. I vicoli si riempiono di un odore di cera e cuoio. Le finestre dei palazzi in travertino si aprono su panneggi di velluto cremisi. Il suono dei tamburi — non amplificato, non registrato, tamburinato da mani in carne e ossa — precede il corteo come un avvertimento. Siamo nell’Umbria interna, a quaranta chilometri da Terni, in un borgo che il tempo ha tenuto fermo abbastanza da rendere credibile quello che ogni estate si compie tra le sue mura.
Non è ricostruzione. È qualcosa di più ostinato.

Tra i Monti Martani e la memoria dei Cesi
Acquasparta si trova nella fascia collinare umbra tra i Monti Martani e la valle del fiume Nera, a metà strada tra Todi e Terni. Non è un luogo che si attraversa per caso: bisogna volerci arrivare, prendere la strada provinciale che sale tra oliveti e querce, fino a che le mura medievali non compaiono sopra il promontorio. Il nucleo storico è rimasto sostanzialmente intatto — i vicoli in pietra calcarea, le torri, le porte monumentali — e intorno al centro storico gravitano tre contrade ancora vive: San Cristoforo, Porta Vecchia e Il Ghetto.

A dominare l’insieme è Palazzo Cesi, l’edificio rinascimentale che i marchesi Cesi fecero costruire tra il Cinquecento e il Seicento e che conserva ancora, nella cripta della chiesa di Santa Cecilia, le tombe della famiglia. È da qui, dal cortile che d’estate si trasforma in palcoscenico naturale, che ogni anno parte il filo della Festa del Rinascimento. Nei dintorni immediati: le rovine romane di Carsulae, il borgo di Portaria, i sentieri naturalistici dei Monti Martani. Un territorio che ha continuato ad esistere senza fare troppo rumore.

Prima che i Lincei venissero a cercare il mondo invisibile
Federico Cesi — il capostipite più celebre della Famiglia Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei nel 1603 — scelse proprio questo palazzo come sede di una parte delle sue ricerche. Era il tempo in cui il cannocchiale e il microscopio stavano cambiando il modo in cui gli esseri umani vedevano la realtà, e i Lincei — Galileo Galilei tra loro — erano impegnati a nominare ciò che l’occhio nudo non aveva mai potuto afferrare.

Francesco Stelluti, originario di Fabriano ma strettamente legato all’ambiente linceo umbro, produsse qui alcune delle prime descrizioni microscopiche di un insetto mai pubblicate: collaborò con Federico Cesi alla realizzazione dell’Apiarium, la cui tavola “Melissographia” raffigurante tre api ingrandite circa 20 volte, resta una pietra miliare della storia naturale. Il palazzo ospitò riunioni, corrispondenze, esperimenti. Poi i Cesi si estinsero, i Lincei si dispersero, e Acquasparta rimase con i suoi muri e la sua memoria.
La Festa del Rinascimento nasce nel 2000 da un’idea semplice: non celebrare il passato in modo generico, ma ancorarlo a un luogo, a una famiglia, a un momento preciso della storia intellettuale europea. Quella scelta ha reso la manifestazione diversa dalle centinaia di rievocazioni simili che si tengono ogni estate in Italia.

Il 6 giugno, quando le contrade escono dalle porte
C’è un momento, nel tardo pomeriggio del 6 giugno, in cui il Grande Corteo delle Contrade comincia a muoversi e Acquasparta si trasforma in qualcosa di difficile da descrivere senza cadere nel retorico. Non è nostalgia, non è folklore: è più simile a un accordo tra una comunità e la propria storia, rinnovato ogni anno con una precisione quasi rituale.

Le tre contrade — San Cristoforo, Porta Vecchia, Il Ghetto — escono in costume cinquecentesco, portando con sé una rivalità che dura quindici giorni. Si sfidano nella Gara Gastronomica, dove le ricette devono rispettare la tradizione della cucina rinascimentale. Si sfidano nella Gara dei Tamburini, nel Grande Gioco dell’Oca — una versione vivente in costume del gioco da tavolo che attraversa le vie del centro storico. Si sfidano nei Giochi delle Dame, riservati alle donne di tutte le età. Si sfidano nelle Gare di Teatro, con la messa in scena di testi scritti prima del 1630.

Nel mezzo, gli eventi culturali si alternano agli spettacoli senza soluzione di continuità. Nel 2026, l’edizione XXVII della Festa porta il tema “Mirabilia Mundi: Oltre l’occhio umano: il Rinascimento tra visibile e invisibile” — un omaggio diretto alla rivoluzione degli strumenti ottici, con un occhio all’intelligenza artificiale contemporanea che, a suo modo, porta avanti quella stessa sfida: vedere oltre la soglia percettiva. Il teologo Vito Mancuso (8 giugno) e il rettore dell’Università di Perugia Massimiliano Marianelli (16 giugno) tengono le loro lectiones magistrales su umanesimo e IA. Il 7 giugno è attesa la seconda rassegna nazionale degli sbandieratori. Il 19 giugno va in scena La Notte delle Streghe.

Tutto inizia però prima: sabato 9 maggio, nel cortile di Palazzo Cesi, quattordici cantine umbre aprono la stagione con Vini a Palazzo — degustazioni enologiche, gastronomia delle contrade, musica. Una soglia. Dopodichè il paese sa già che giugno arriverà.

| “Federico Cesi fu un mecenate eccezionale, ma soprattutto un organizzatore di intelligenze: capì che la scienza nuova aveva bisogno di una rete, non di un genio solitario. I Lincei furono questa rete. Acquasparta fu uno dei suoi nodi.” — da una conferenza su Federico Cesi e l’Accademia dei Lincei, fonti storiche locali |

Acquasparta oggi
La Festa del Rinascimento di Acquasparta è giunta nel 2026 alla sua ventisettesima edizione, e questo dato da solo dice qualcosa sulla tenuta di un progetto che molte manifestazioni simili non raggiungono. Il programma si svolge dal 6 al 21 giugno. Palazzo Cesi è visitabile durante la manifestazione, e i percorsi guidati includono le tombe della famiglia. Le rovine di Carsulae, a pochi chilometri, sono aperte al pubblico e inserite nei percorsi tematici della Festa. Le Taverne delle Contrade aprono ogni sera, con menu ispirati alla cucina del Cinquecento.
La comunità locale gestisce direttamente la manifestazione: le contrade sono ancora strutture vive, non maschere per i turisti. I tamburini si allenano mesi prima. Le dame preparano i costumi. Questo è probabilmente il motivo per cui il corteo del 6 giugno non assomiglia a una recita.

Quando il Grande Corteo finisce e i costumi vengono ripiegati, Acquasparta torna ad essere un borgo di quattromila abitanti su un promontorio umbro. Ma per quindici giorni l’anno, le sue pietre ricordano a chi le calpesta che c’è stato un momento — breve, irripetibile — in cui da qui si cercava di vedere l’invisibile. Forse lo si cercava davvero. Forse si cerca ancora.

Giornalista detentore dal 2015 del Guinness World Records TV e Ambasciatore Borghi più Belli d’Italia.
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