Una domenica speciale a Borgo San Giuliano – Rimini
di Sandra Jacopucci
Quando si pensa a Rimini, subito affiorano immagini di vacanze estive: il brulichio dei locali, le biciclette che animano le strade, le serate lunghe del divertimento dei giovani. Ma quant’è bello il mare d’inverno? Quello che fa da cornice ad un’altra Rimini, più silenziosa e sorprendente, un mare diverso che sembra respirare lentamente, mostrando la sua vastità senza confini. La trasparenza dell’acqua, una brezza lieve che accompagna i nostri passi sulla spiaggia deserta e tutto intorno sembra sospirare di sollievo, come se il tempo volesse concederci una pausa.

Stavolta, rinunciando alla camminata lungo la riva che facciamo volentieri con Osvaldo ogni volta che veniamo da queste parti, la città ci ha regalato un bellissimo giro lungo le viuzze di San Giuliano, un piccolo borgo riminese considerato la porta d’ingresso a nord della città sia da terra che da mare, adiacente al Porto Antico e al Ponte di Tiberio, da cui si diramano due antiche strade consolari romane: la Via Emilia e la Via Pompilia.

Con due compagni di viaggio d’eccezione, Francesca Fellini, nipote del grande regista Federico Fellini, e di suo marito Graziano Villa, fotografo di fama internazionale, abbiamo passeggiato tra le facciate colorate delle abitazioni dove i murales a tema felliniano e le immagini di personaggi realmente vissuti nel borgo raccontano storie sospese nel tempo.

Un percorso coinvolgente ed evocativo di un’epoca quando la cinematografia aveva un fascino straordinario che oggi sembra racchiuso in uno scrigno, accessibile solo a chi ne possiede la chiave. E mentre camminiamo, spuntano i volti di Giulietta Masina ritratta in scene iconiche tratte dai suoi film come Gelsomina e Zampanò ne La Strada,

Marcello Mastroianni e Anita Ekberg nella celebre scena de La Dolce Vita alla fontana di Trevi;

il Pranzo a casa di Titta in Amarcord;

Alberto Sordi, interprete de Lo Sceicco Bianco, che emerge dietro i rami degli alberi del giardinetto di una casa bianca e rossa accanto alla parete dedicata alle figure del cinema di Fellini.

In mezzo a tutti quei volti, proprio lui sembra seguirci affettuosamente con lo sguardo mentre attraversiamo le strade selciate in cerca del murales successivo.

Gran parte delle immagini dedicate all’universo felliniano sono opera di Agim Sulaj, pittore, illustratore e vignettista di origine albanese, noto per aver contribuito a trasformare le vie di Borgo San Giuliano in una galleria d’arte a cielo aperto.

Ma altri nomi hanno lasciato qui la loro impronta: a partire dal promotore Mauro Dallonda, che nel 1979 disegnò i primi manifesti, dando avvio a una tradizione proseguita negli anni da molti altri, fino ai più recenti dell’artista riccionese Teresio Troll.

Francesca mi fa notare la raffinatezza de “Il nonno che esce dalla nebbia” di Kiril Cholakov, artista bulgaro che vive qui da oltre vent’anni, ispirato a una scena di Amarcord, e mi spiega che la nebbia è rappresentata graficamente da una frase pronunciata dall’anziano, scritta a matita infinite volte, in cui le sovrapposizioni del segno generano un particolare effetto di chiaroscuro.

Francesca Fellini mi ha anche mostrato un cortometraggio scritto da lei, solo musica ed immagini, nato da un disegno che le fece suo zio Federico proprio sulla spiaggia di Rimini dal titolo “La Fellinette”, come la chiamava amorevolmente lui, la bambina dalle trecce rosse che riesco ancora a scorgere sul suo viso. Mi racconta: “Amo passeggiare con Penny, la mia adorata Jack Russell, in questo antico borgo di pescatori, tanto caro allo zio Federico, con le sue abitazioni basse e colorate, come in un sogno che non vuole svanire, con la stessa magia che mio zio portava nei suoi film.”

E continua “Con Osvaldo Bevilacqua ci siamo tornati più volte, lui con le sue domande curiose, io con i ricordi che affioravano tra un vicolo e l’altro. Ogni incontro qui diventa un frammento, un piccolo set felliniano dove realtà e memoria si sfiorano senza mai toccarsi del tutto.”

E per coloro che non volessero perdere nemmeno un murales, esiste “la mappa del borgo”, una piccola cortesia per gli ospiti, ideata dalla società de borg con il patrocinio e contributo del Comune di Rimini, ma la cura che si nota in quel dedalo di vie è dovuta, di certo, soprattutto all’amore e al rispetto dei suoi abitanti, veri custodi del borgo e della street art arricchita da elementi personali frutto della fantasia di ognuno: Borgo San Giuliano, pur geograficamente fuori dalle mura antiche del centro storico di Rimini, non è un’appendice della città, ma un nucleo identitario.

Il Museo Fellini, uno spazio di creatività segno della mente visionaria di Fellini, merita una visita a parte: sarà la motivazione per tornare di nuovo a Rimini.

Ci siamo premiati con un pranzo, particolarmente apprezzato, in un antico locale di cucina tipica romagnola, arricchito da qualche gustosa rivisitazione, tra piacevolissime chiacchiere sulle nostre rispettive vite che innumerevoli affinità hanno avvicinato in un sorprendente parallelismo.
Sono piatti senza effetti speciali, dai sapori netti, riconoscibili. E’ la cucina che preferisco, autentica e senza aggiunte inutili, pietanze che lasciano il segno.

Tra tanti abbiamo degustato gli spaghettoni di semola con guanciale, fonduta di pecorino allo zafferano e pistacchio tostato; i tagliolini su fonduta di parmigiano, uovo pochè e tartufi a scaglie; le pappardelle al ragù di cinghiale marinato al Sangiovese.

Poco dopo incontriamo Stefano Tonini, promotore del luogo, che ci accompagna alla Chiesa di San Giuliano Martire, del IX secolo, forse costruita su un tempio romano, inizialmente dedicata ai Santi Pietro e Paolo ed appartenuta ad un monastero benedettino che possedeva la maggior parte del borgo. La chiesa, raccolta e piena di storia, accoglie i visitatori con un’atmosfera intima e confidenziale.

Le pareti, ornate di affreschi e piccole testimonianze del passato, raccontano storie di fede e di comunità. A guidarci tra questi dettagli il parroco Don Paolo Donati che, con una gentilezza e una passione rare, ci ha svelato segreti e curiosità, rendendo ogni angolo vivo e significativo. Don Paolo e il suo cappellano Don Marino Angelini ci raccontano: “Nel III secolo, durante la prima grande persecuzione contro i cristiani, a Flaviade in Cilicia (Turchia), il giovane Giuliano, rifiutandosi di sottomettersi agli dei pagani fu condannato a morte, rinchiuso in un sacco pieno di serpenti velenosi e gettato in mare. Il corpo del martire approdò dapprima sull’Isola di Proconneso.”

Una mia piccola divagazione: attualmente quest’isola prende il nome di Marmara, per via della produzione di marmo. Da quelle cave millenarie provengono molti dei materiali usati per i templi dell’antica Roma, tra i quali, il più richiesto, un marmo bianchissimo con striature bluastre che, probabilmente, fu scelto proprio per costruire il sarcofago che custodisse le spoglie del martire.

Don Paolo aggiunge: “L’imponente sepoltura fu posta su uno scoglio a picco sul mare. Ma nel X secolo lo scoglio franò e il sarcofago, sospinto dagli angeli, così dice la leggenda, raggiunse miracolosamente la spiaggia di Rimini. Il sarcofago fu collocato successivamente nella chiesa che, nel XIII secolo, prese il suo nome. Il polittico del 1409, dipinto da Bittino da Faenza, che si trova al suo interno illustra proprio la travagliata storia del santo”. Come si usa dire, vita, morte e miracoli.

La chiesa che possiamo ammirare ancora oggi fu ristrutturata nella prima metà del 500. Alla sua sinistra si accede ad un portico in mattoni rossi che conduce al delizioso Cinema Tiberio, circa 160 posti, riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali come sala storica d’essai, di proprietà della parrocchia e gestito da volontari come Stefano Tonini che dal 1995 ne segue la programmazione e coordina il gruppo, con la collaborazione di Paolo Pagliarani, giornalista e critico cinematografico.

Ci prepariamo a tornare a casa con gli occhi colmi di immagini felliniane, il sapore del cibo autentico, la storia nascosta del borgo e nel cuore le riflessioni e le risate di una domenica fatta di amicizia e legami ritrovati.
Fuori dalla vista, il mare d’inverno ci saluta con la sua vastità silenziosa, e la città, immersa in una luce morbida e ovattata, sembra conservare i segreti di un’altra Rimini, lenta e insolita come solo fuori stagione sa essere.

Fotogallery:
Credit foto: Sandra Jacopucci e Francesca Fabbri Fellini
Giornalista detentore dal 2015 del Guinness World Records TV e Ambasciatore Borghi più Belli d’Italia.
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